Archive for May, 2008

Una brutta caduta di potenziale

Thursday, May 29th, 2008

È da un po’ che non scrivo, ma d’altronde nelle ultime due settimane e mezzo ho avuto davvero poco tempo libero causa tre parziali… Al contempo ho però qualcosa di davvero divertente da raccontare.

È lunedì pomeriggio (il 26 maggio), ultima ora, lezione di elettrotecnica del prof Borghi. Piccola retrospettiva: Borghi è un tipo davvero tutto particolare, alto, magro, assolutamente svampito. In questo momento, invece che iniziare a spiegare i sistemi trifasi, si è misteriosamente messo a parlarci del fatto che l’anno prossimo, per quelli del primo anno, Ingegneria Elettronica e Ingegneria delle Telecomunicazioni saranno un unico corso di laurea. Chissà perché, Borghi ha ritenuto opportuno, per spiegare meglio, non stare né in piedi né seduto su una banale sedia: molto meglio sedersi sulla cattedra, no? D’altronde è abitudine di parecchi insegnanti.

Peccato che il piano della cattedra in questione, quella dell’aula 5.7, non sia fissato molto solidamente al piede della cattedra; anziché esserci qualche vita a tenere unite le due parti, c’è probabilmente qualcosa come della colla. Comunque sia, il peso di Borghi, che a occhio non sembrerebbe eccessivo visto la sua corporatura, è sufficiente a staccare il piano e a far inclinare la cattedra di una trentina di gradi. Ma Borghi, che è un ottimo equilibrista, non cade subito: per un secondo circa, quello stesso secondo in cui Borghi si accorge che qualcosa sta andando terribilmente storto, la cattedra rimane in equilibrio in quella buffa posizione. Poi il magico equilibrio si rompe, e Borghi rovina a terra con una specie di capriola laterale, cadendo prima sul gradone su cui si trova la cattedra e poi giù pure da quello, a pochi centimetri da uno spigolo metallico, mentre la cattedra si riposiziona con un boato.

In aula si fa il silenzio. La scena è tremendamente buffa, di sicuro, però nessuno sa se il prof si è fatto male. In molti (tra cui il sottoscritto) si vedono già quasi a chiamare un’ambulanza, perché Borghi non è proprio uno che ti da l’idea della resistenza fisica: a vederlo è proprio fragilino. Mentre qualcuno si alza e gli chiede come sta, lui tranquillo tranquillo si alza, dice “credo bene”, e poi si mette subito a guardare il suo portatile (che sembrava a posto, a parte il fatto di essere aperto a 180°) senza più preoccuparsi di se stesso.

A questo punto, scampato il pericolo, il lato ilare della faccenda esce con prepotenza. Il problema è che non si può ridere in faccia a questo poveretto, quindi bisogna soffocare le risate, e si sa, questo non è facile… specie se si è in tanti. E allora si susseguono trenta minuti, non scherzo, proprio mezz’ora, di continue risatine soffocate, mascherate, dissimulate, trasformate in tosse, starnuti, strani movimenti. Per Stefano, giusto davanti a me, smettere di ridere è praticamente impossibile: tossisce, suda, diventa rosso come un pomodoro a forza di reprimere il salutare istinto alla risata. E anche per me non è proprio facile, visto che ogni volta che riesco a smettere per un attimo, vedo lui davanti e lo sento tossicchiare per finta, e mi caccio di nuovo giù a ridere quasi con le lacrime agli occhi per cinque minuti. Questo fino alla fine dell’ora, quando possiamo uscire e ridere forte e di gusto per cinque minuti, scaricando la paurosa tensione accumulata.

Il fatto è che il fatto in sè, raccontato, non sembra così divertente. Anche visto in un film, mi avrebbe al massimo fatto sorridere… ma dal vivo è stato senza dubbio uno dei momenti più esilaranti della mia vita. Da star male!

Gli esercizi del tutor di Fisica L-B

Saturday, May 17th, 2008

Ecco a voi, direttamente dallo scanner, gli esercizi finalmente fotocopiati dal tutor di Fisica L-B. Sono scritti a mano dal tutor stesso, ma non tremate: ha una grafia minuscola, sì, ma decisamente migliore di quella che ha sulla lavagna (non che ci voglia molto). Buona lettura.

Esercizi del tutor di fisica L-B

E così furono venti.

Friday, May 16th, 2008

Mi accingo a varcare quella “soglia ideale” del ventesimo compleanno (mentre scrivo, perchè quando pubblicherò questo articolo, l’avrò già varcata), e il pensiero fa un effetto strano.

Poche volte come questa mi sono apparentemente interessato così poco al mio compleanno; sebbene già gli anni scorsi non fossi particolarmente amante degli auto-festeggiamenti genetliaci, quest’anno ho superato me stesso, in quanto praticamente fino all’ultimo ho ignorato questa data.

Eppure, sto pensando proprio in questo momento, in questo caso si potrebbe dire che la data è simbolicamente importante. La prima cifra della mia età, quella “più significativa”, cambia dopo dieci anni, ed è buffo pensare a quante cose siano cambiate in questi dieci anni e a quante siano rimaste uguali. Dieci anni fa ero un bambino, con molte speranze, molti sogni, diverse capacità, un ottimismo di fondo e un pessimo carattere. È in questi dieci anni che il mondo si è “schiuso” davanti a me, sotto praticamente ogni punto di vista.

È in questi dieci anni che ho stretto veramente amicizie forti, fraterne. Certo, avevo amici anche prima di compiere dieci anni (le stesse persone, principalmente), ma erano amicizie infantili, basate solo sul gioco. Anche queste amicizie si sono schiuse.

È in questi dieci anni che ho vissuto molto probabilmente alcune delle esperienze più interessanti di tutta la vita, non perché non ne possa fare altre in futuro ma perché queste sono entrate a far parte della mia personalità più di qualsiasi altra esperienza.

È in questi dieci anni che ho veramente conosciuto le mie aspirazioni, ho capito ciò che so fare meglio e ciò che mi piace fare. Ho formato il mio carattere in ogni senso.

Però non ho perso l’essenza. Fondamentalmente, nel profondo, non sono affatto diverso da com’ero dieci anni fa. I miei gusti si sono evoluti, ma non sono stati stravolti; le mie aspirazioni e i miei sogni sono “esplosi”, ma senza rinnegare il seme che era presente già allora; il mio pessimo carattere poi è rimasto tale e quale! Io sono sempre lo stesso bambino: quello che non voleva mai giocare a pallone e sempre inventare storie, quello che da chierichetto faceva cadere le ampolline di vetro durante la messa, quello sempre attento a scuola ma con poca voglia di studiare a casa. Quello che voleva fare l’inventore, e ha finito per iscriversi a ingegneria: beh, in fondo non siamo troppo lontani!

L’ultima cosa che posso pensare è che passando dai diciannove ai venti la mia vita cambi radicalmente, ci mancherebbe altro. Però è un buon momento per guardarsi indietro. Tutto ciò che mi è successo negli ultimi vent’anni, dalle cose più belle a quelle più tragiche, valeva la pena di essere vissuto: ora che lo riguardo, conferisce “sapore” a tutto. Spero, anzi credo, anzi ne sono certo, che il futuro non mi riservi niente di meno di quello che ho vissuto, e ringrazio Dio per quello che è il mio passato e per quello che è il mio futuro, e anche per il povero presente, sempre bistrattato.

Viaggio a Roma: il programma!

Saturday, May 10th, 2008

Quando (se) mai avrò un po’ di tempo scriverò qualcosa su questo “progetto”… per adesso mi limito a mettere il link al programma, scritto da me stesso medesimo, in persona.

Viaggio a Roma 1.1

Lezioni “elettriche”

Friday, May 2nd, 2008

Passata ormai una settimana (anzi, due, perché non ho mai tempo di finire di scrivere questo post) dall’inizio dalle lezioni del terzo ciclo – sicuramente il più elettrico dell’anno – mi divertirò un po’ a tentare un primo bilancio…

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