Oggi è stata davvero una brutta giornata… non avendo voglia di andare a letto, e al tempo stesso avendo bisogno di un po’ di divertimento “catartico”, ho pensato di raccogliere qui alcune belle frasi (chiacchierare su questi aforismi con alcuni compagni di università è stato decisamente uno dei migliori momenti della giornata, anzi, per rimanere in tema, il suo punto di massimo). Insomma, ho pensato di donare un tocco di umorismo a questo blog con la prima Raccolta Ufficiale di Aforismi Obrechtiani (work in progress): un lavoro che forse non farà ridere i più, ma provocherà grasse risate a tutti gli studenti ed ex-studenti del più grande prof di analisi esistente (tanto per essere modesti).
Per essere compresi, però, gli aforismi obrechtiani vanno letti con il giusto stile e l’adeguata teatralità. Prendete un ometto paffutello dall’atteggiamento inarrivabile e incredibili capacità mentali e matematiche, tanto da trattare come incredibili ovvietà (anzi banalità) concetti matematici complicatissimi, aggiungete una grande abilità teatrale sfruttata spesso e volentieri, spremete sopra (senza lesinare) una velocità superluminale nell’utilizzo di gesso e cancellino, togliete ogni capacità di utilizzare una lavagna in modo lineare (ovvero aggiungete una capacità di utilizzo altamente creativo della superficie della lavagna), mettete infine un pizzico di difetto di pronuncia che fa pronunciare le s e le z come le f (accentuato eventualmente con un po’ di Fisherman’s Friends), ironia sottile quanto basta ed ecco a voi Obrecht il Magnifico, Signore dell’Analisi Matematica. Ah dimenticavo: infarcite il tutto con alcune parole ed espressioni tipiche come banale, voi capite, schifezze, sacrificando un epsilon, e qualche altra che ora non mi viene in mente (ma se me la ricordo l’aggiungo). Ecco lo spirito con cui vanno lette le frasi che seguono, sempre con forte enfasi e teatralità obrechtiana (non mi stancherò mai di ripeterlo).
Per fare un esempio, prendendone una, “Voi capite che queste banalità sono roba da Analisi L mezzi… roba da studenti delle scuole medie.” andrebbe letta appoggiati sulla cattedra con la schiena, masticando una Fisherman, con un’ombra di sorriso ironico sul volto, a voce poderosa ed enfatica, parlando più o meno così (ma le f-s e le f-z andrebbero pronunciate in modo differenziato): “Voi capire che quefte banalità fono roba da Analifi L meffi… roba da ftudenti delle fcuole medie.”
Chi conoscesse altre frasi obrechtiane (magari me ne sono sfuggite
Le frasi “mitiche” (quelle che non si sa se siano mai state dette per davvero):
- Ad uno studente bocciato all’esame:
“Lei, disegni una retta… continui… continui… sì, anche fuori dalla porta…”
- Arrabbiato perché ha scoperto delle irregolarità nell’esame:
“Avete tre ore per risolvere il limite sulla lavagna; è fattibilissimo in quel tempo, ciononostante solo due persone sono in grado di farlo: io e Dio.”
Le frasi di Analisi L-B, rimaste ormai nella storia:
- Le prime parole pronunciate in classe, senza mai dire il proprio nome:
“Trovate il programma sul mio sito costantemente aggiornato all’indirizzo www punto dm punto unibo punto it slash tilde il mio cognome.”
- Dopo una risposta errata su paraboloidi e iperboloidi:
“Ma questo è un agguato al buio!”
- Con grande manifestazione di superiorità, parlando di un integrale:
“Voi capite che queste banalità sono roba da Analisi L mezzi… roba da studenti delle scuole medie.”
Le frasi di Analisi L-C:
- Parlando di seno e coseno complessi:
“Le formule che trasformano i seni e i coseni in esponenziali sono formule che vanno sapute sempre, in stato di sobrietà e di ubriachezza!”
- Dopo una risposta sbagliata sull’ascissa di convergenza di una funzione:
“Ragazzi pigliate un po’ di Acutil che vi fa bene!”
- In una dimostrazione riguardante i numeri complessi:
“Vedo delle facce come se parlassi in una lingua dell’Africa Subsahariana…”
- Spiegando il concetto di curva aperta:
“Dire che la curva è aperta nulla ha a che spartire con gli insiemi aperti e chiusi, tutto invece con i recinti per le pecore!”
- Spiegando il teorema di Jordan:
“L’invenzione del recinto per animali è una immediata conseguenza del teorema di Jordan.”
- Nel passaggio tra la spiegazione del teorema di deformazione e il suo enunciato preciso:
“Parlando in matematichese, anziché in termini del linguaggio pastorizio…”
- Parlando dell’integrale di convoluzione:
“Anche il nostro integrale generalizzato diventa un oggetto più o meno domestico.”
- In una dimostrazione sulla convoluzione:
“Come sempre in analisi, si aggiunge e toglie per eliminare le rotture di scatole.”
- Nella stessa dimostrazione:
“No, scusate, ho sbagliato tutto.”
- Guardando il cancellino che gli si è appena rotto in mano:
“Questo è assolutamente incancellabile.”
- Sul criterio di Weierstrass:
“Anche qua mi guardo bene dal dimostrarlo.”
- Parlando delle proprietà della serie esponenziale:
“Sarà la dimostrazione di come la definizione di esponenziale complesso non fosse solo ragionevole, ma anche doverosa e ineluttabile!”
- Quando mancano ben dieci minuti al termine di tre ore di lezione:
“C’è ancora il tempo per arrivare al clou…”
- Spiegando perchè una funzione analitica reale può avere raggio di convergenza limitato:
“Guardando il mondo dall’asse reale non si vede come è fatto davvero. Per capirlo, bisogna guardarlo dal piano complesso!”
Ciao
volevo solo dirti che la frase sulla retta alla lavagna e’ una frase che viene attribuita piu’ o meno a tutti i professori di Analisi di un po’ tutti gli atenei
io la ricordavo a Padova cosi’:
“disegni una retta all’ infinito” lo studente traccia una retta come farebbero tutti ma il prof insiste “continui continui” il ragazzo arriva fino alla fine della lavagna e il prof, indicando la porta “no no, continui pure”
Fortunatamente penso siano solo delle leggende per far folclore.
Buono studio ciao